TRE LIBRI IN DIFESA DI NOI OCCIDENTALI: Rampini, Henrich e Murray
Quando, nel maggio scorso, ho pubblicato lo scritto di apertura del mio blog: “Perché Il Tallone di Ferro”, a parte i pochi commenti benevoli, la critica più feroce da parte dei miei amici, è stata quella di far riferimento a Roosevelt e alle sue “Quattro libertà”, come sistema dei valori su cui basare le difesa dei valori democratici e occidentali. Personalmente trovavo (e trovo) questa una verità lapalissiana! Ma non era così per tanti amici. Specie per quelli che si dichiarano di sinistra.
In questi mesi di silenzio del blog, causato da motivi tecnici, ho potuto approfondire con delle letture l’argomento e mi permetto ora di suggerire alcuni titoli agli amici che prima ho menzionato.
1. Federico Rampini, Grazie Occidente, Mondadori, 2024, pp. 348;
Nei giorni scorsi è uscito il volume, “Grazie Occidente”, del prolifico Federico Rampini, autore che mi sforzo di seguire da tanti anni, malgrado il gran numero di libri che riesce a sfornare a ripetizione e che raramente hanno deluso le mie aspettative. Posso certamente definirlo come uno dei miei scrittori/analisti politici di riferimento. Per cui ho letto il volume come un qualcosa che rompesse il mio senso di isolamento culturale, di persona cresciuta a sinistra, e che ora si trova come leader di riferimento: Conte, Fratoianni, Bonelli e la Schlein. Che, aggiungo, ovviamente non hanno il mio voto!
Passando brevemente al libro già il titolo fa comprendere il pensiero dell’autore che vuole evidenziare e stigmatizzare il ruolo fondamentale dell’Occidente nello sviluppo delle civiltà. L’Occidente ha dato una spinta propulsiva fondamentale; ha avuto il merito di diffondere il progresso, nel corso dei secoli, in tutto il mondo.
Negi ultimi dieci anni è diventato di moda parlar male della cultura occidentale.
Federico Rampini è contrario a questa visione pregiudizievole, e con i suoi approfondimenti cerca di convincerci che in realtà la civiltà occidentale ha fatto anche del gran bene al mondo. Molto è stato fatto nel campo dei diritti umani e dell’uguaglianza. In sostanza uno sviluppo sociale ed economico a tutto tondo. Non si parla di superiorità della civiltà occidentale ma di una serie di componenti sociali, culturali, religiose, tecniche, di ricerca che hanno consentito all’Occidente di svilupparsi in modo veloce e progressivo, esportando poi i risultati di quanto ottenuto. Certamente nel periodo del colonialismo e dello schiavismo vi sono state ombre ma la grande espansione dei paesi, all’epoca arretrati, non vi sarebbe stata senza l’intervento dell’Occidente.
Gli USA sono il nostro occidente: sono nati e si sono sviluppati grazie all’immigrazione europea. Europa, indiscutibile culla della civiltà sin dai tempi dell’antica Grecia, ora sembra ripiegarsi su sé stessa. Molto della autocommiserazione della cultura occidentale deriva, a parere di Rampini, dalla diffusione della cultura “woke”.
https://www.youtube.com/watch?v=rWkJiRcDqBY
2. Joseph Henrich, WEIRD. La mentalità occidentale e il futuro del mondo, Il Saggiatore, 2022, pp. 704;
Premessa: “Weird” in inglese significa “strano”, ma proprio strano strano, “sorprendente”, “innaturale”. WEIRD però è anche l’acronimo di Western, Educated, Industrialized, Rich, Democratic; perciò la domanda diventa: da dove viene la stranezza che ha reso l’occidente istruito, industrializzato, ricco, democratico? Noi occidentali siamo così strani? E perché è importante capire che lo siamo? Intorno a queste due domande gira WEIRD. La mentalità occidentale e il futuro del mondo, l’ultimo libro di Joseph Henrich, docente di Psicologia ed economia a Vancouver, che al suo apparire un paio d’anni fa negli States ha suscitato un dibattito come non si sentiva da tempo.
Perciò la domanda diventa: da dove viene la stranezza che ha reso l’occidente istruito, industrializzato, ricco, democratico?
La domanda non è nuova; nuova però è la risposta che Henrich propone: la chiave dello “strano” sviluppo occidentale, “il proverbiale sassolino che ha dato origine alla valanga del mondo moderno”, è la concezione del matrimonio e della famiglia introdotta in Europa dalla Chiesa. Risposta nuova e a prima vista a sua volta assolutamente “strana”: che nesso può esserci fra il “programma per il matrimonio e la famiglia” (Pmf) della Chiesa e lo sviluppo di “paesi più individualistici, più ricchi, più innovativi ed economicamente più produttivi”, con “governi efficienti, che forniscono con più competenza servizi e infrastrutture pubbliche, come strade, scuole, elettricità e acqua”?
Per capire la novità della risposta bisogna cogliere anche la novità dell’approccio. Antropologo di formazione, Henrich ha dedicato parte della sua carriera allo studio di forme di parentela e credenze religiose e delle loro conseguenze sull’ordinamento delle società; e partendo da qui ha potuto cogliere la novità del Pmf. Tutte le società umane si strutturano in reti di parentela, dove le persone si concepiscono più come parti di un clan che come individui, sono leali con i membri del gruppo e sleali con gli estranei, privilegiano il conformismo rispetto all’originalità e così via. Viceversa, il matrimonio monogamico, il divieto di sposarsi fra parenti, l’esclusione dei figli illegittimi dall’asse ereditario e le altre caratteristiche del vincolo matrimoniale introdotte dalla Chiesa dall’inizio del Medioevo “hanno dissolto i clan e le parentele dell’Europa occidentale, riducendoli a famiglie nucleari. Gli spostamenti sociali e psicologici indotti da questa trasformazione hanno alimentato la proliferazione di associazioni volontarie, comprese gilde, città statutarie e università; hanno spinto l’espansione dei mercati impersonali e stimolato la rapida crescita delle città. Verso la fine dell’Alto Medioevo, catalizzati da questi cambiamenti sociali, modi di pensare, ragionare e sentire più WEIRD stimolarono l’emergere di nuove forme di leggi, governi e religioni, accelerando al contempo l’innovazione e la nascita della scienza occidentale”. Il tutto supportato da una mole impressionante di dati storici e studi psicologici. Tutto questo non per tessere gli elogi del cristianesimo, che Henrich considera alla stregua di tutte le religioni una combinazione casuale di elementi culturali selezionati dal successo; ma per rispondere alla seconda domanda: perché è importante renderci conto della nostra stranezza? Perché altrimenti rischiamo di non capirci con il resto del mondo. Gli altri mondi infatti, anche se sono entrati nell’orbita dell’occidente e dei suoi valori, non sono passati attraverso un processo più che millenario di capillare cambiamento di mentalità, le loro strutture psicologiche profonde sono ancora quelle delle società claniche. Comprendere questa differenza è una condizione fondamentale perché i rapporti fra l’occidente e le altre culture non siano un dialogo fra sordi.
3. Douglas Murray, Guerra all’Occidente, Guerini e Associati, 2023, pp. 368;
Una delle domande fondamentali attorno cui ruota “Guerra all’Occidente” è: «Se la storia dell’umanità è fatta di schiavitù, conquiste, pregiudizi, genocidio e sfruttamento, perché solo le nazioni occidentali se ne prendono la colpa?» Gli aspetti identitari dei paesi occidentali sono alla gogna. La tradizione giudaico-cristiana si trova sotto attacco e subisce costanti diffamazioni. Lo stesso può dirsi per la tradizione del secolarismo e dell’Illuminismo, radici di tanta qualità politica, scientifica e artistica. Attraverso questo saggio l’autore di bestseller internazionali Douglas Murray propone un’incisiva decostruzione di argomenti incoerenti e attivismo ipocrita, spiegando come l’antirazzismo rischi di diventare un’arma di distruzione di massa e innescando una polemica essenziale e urgente che lo consolida come uno dei principali autori politici del mondo.
“Sono passati più di 50 anni da quando la Bbc ha trasmesso la straordinaria serie di documentari in tredici parti di Kenneth Clark, ‘Civilisation’. Poi la Bbc ha cercato di fare il seguito. ‘Civilisations’ (notare il plurale questa volta) è stato un miscuglio di tre storici diversi, che cercavano disperatamente che non sembrasse che stessero dicendo che l’occidente è migliore di altri”. Si apre così “The war on the West” (Harper Collins), il nuovo libro di Douglas Murray, “In pochi decenni, la tradizione occidentale è passata dall’essere celebrata all’essere imbarazzante e anacronistica e, infine, all’essere qualcosa di cui vergognarsi”, – scrive Murray – ” I capolavori di Manet sono appena stati riscritti alla Courtauld Gallery di Londra. La galleria londinese, che ospita una delle più importanti collezioni impressioniste d’Europa, ha esaminato tutti i dipinti nell’ambito di una ristrutturazione durata tre anni e costata 57 milioni di sterline. Alcuni pannelli ora ne denunciano il “razzismo e il sessismo”. Il capolavoro di Édouard Manet, “A Bar at the Folies-Bergère”, raffigura una cameriera di un bar che fissa lo spettatore del dipinto e – in un’immagine speculare – un mecenate dell’omonimo Folies-Bergère (un locale di cabaret parigino) ricambia il suo sguardo. La Courtauld detiene anche la principale collezione del Regno Unito di opere di Paul Gauguin e anche il pittore francese, noto per i soggetti tahitiani, è ora rivalutato dai curatori per “avere approfittato della sua posizione di colonizzatore europeo” e reo di “fantasia razzista”. Un pannello del suo dipinto “Te Rerioa” ora informa i visitatori che il suo soggetto era destinato a “fare appello a un pubblico europeo bianco”. Secondo Murray, questa espressione (“pubblico europeo bianco”) indica un “cambiamento di civiltà che sta scuotendo le basi profonde delle nostre società”, un “assalto spietato” a tutto ciò che ha a che fare con il mondo occidentale. “Coloro che conducono questa guerra inveiscono contro tutte le radici di quella tradizione e tutto ciò che di buono ha prodotto”. Ci hanno trascinato in una discussione in cui la storia dell’occidente è solo di oppressione patriarcale, sessismo, razzismo, transfobia, omofobia, rapina e molto altro. “Cercano di rinchiuderci in un ciclo di punizioni senza fine. La cultura che ha prodotto Michelangelo, Leonardo, Bernini e Bach è ritratta come se non avesse nulla di rilevante da dire”. Alle nuove generazioni viene insegnata questa visione della storia. “Ogni scolaretto ora sa della schiavitù. Ma quanti possono descrivere i grandi doni che la tradizione occidentale ha fatto al mondo?”. Sono trascorsi più di 30 anni da quando i manifestanti della Stanford University in California hanno attaccato il corso di Cultura occidentale. “L’università ha ceduto, sostituendo lo studio della Cultura occidentale con lo studio di molte culture”, scrive ancora Douglas Murray.
“Nei decenni successivi, quasi tutto il mondo accademico occidentale ha seguito l’esempio di Stanford”. Agli accademici che hanno cercato di studiare le nazioni occidentali sotto una luce neutra è stato impedito di svolgere il proprio lavoro e sono stati oggetto di intimidazioni. “Solo un paio di decenni fa, un corso di Storia della civiltà occidentale era all’ordine del giorno”. Nei giorni immediatamente successivi all’uccisione di George Floyd, la folla a Bristol attaccò una statua di Edward Colston, un commerciante e filantropo che era stato coinvolto nella tratta degli schiavi. “Mentre la polizia osservava, hanno tirato via la statua dal suo piedistallo e l’hanno fatta rotolare lungo la strada”. Allo stesso tempo, è diventato inaccettabile parlare male delle altre civiltà. “Nonostante tutti gli abusi inimmaginabili, perpetrati ai nostri giorni dal Partito comunista cinese, quasi nessuno parla della Cina con un briciolo di rabbia e disgusto, riversati invece contro l’occidente dall’interno dell’occidente. Esiste un terribile razzismo in tutta l’Africa, espresso da neri africani contro altri neri africani. Il medio oriente e il subcontinente indiano sono pieni di razzismo”. Ma nessuno li critica. “La tradizione giudaico-cristiana che ha costituito un caposaldo della tradizione occidentale si trova invece oggetto di una particolare forma di denigrazione”. Ma anche la tradizione illuministica. E questo ha delle conseguenze. “La nuova generazione sembra non comprendere nemmeno i princìpi più basilari del libero pensiero e della libera espressione”. Murray spiega che ci sono molte sfaccettature in questa guerra contro l’occidente. “Viene condotta attraverso i media e le onde radio e in tutto il sistema educativo, fin dall’asilo. E’ diffusa all’interno di una cultura più ampia, in cui tutte le principali istituzioni culturali subiscono pressioni o si offrono come volontarie per prendere le distanze dal proprio passato. Stiamo uccidendo l’oca che ha deposto uova dorate”.