Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy emette l’8 marzo 2025 due francobolli ordinari appartenenti alla serie tematica i Valori Sociali dedicati a Maria Lisa Cinciari Rodano ed a Ernestina Paper.
Maria Lisa Cinciari Rodano – La vignetta raffigura un ritratto in primo piano di Maria Lisa Cinciari Rodano, partigiana e politica italiana, prima donna a ricoprire, dal 1963 al 1968, la carica di vicepresidente della Camera dei deputati, affiancata ad un ramo di mimosa, a ricordare il suo contributo alla scelta di questo fiore come simbolo della Giornata internazionale delle donne, celebrata l’8 marzo.
Enciclopedia delle Donne.
Biografie
È fra le personalità più illustri della storia della Repubblica italiana per l’insieme della sua esperienza politica: il suo impegno antifascista, il carcere, la fondazione dell’Udi (Unione donne italiane), la campagna per il voto al Referendum, l’attività politica fuori e dentro le istituzioni, il lavoro ininterrotto per un pensiero e una pratica politica incentrata sulla emancipazione e l’autodeterminazione delle donne.
Nasce a Roma il 21 gennaio 1921; sua madre è ebrea, il padre è podestà di Civitavecchia, oltre che affermato imprenditore. Studia al Liceo classico Ennio Quirino Visconti e alla facoltà di lettere dell’Università di Roma, i suoi studi però si interrompono bruscamente: in un’intervista dichiara che le furono portati via tutti gli appunti della sua tesi di laurea. Attiva nella cooperazione antifascista nei licei e nell’Università di Roma viene arrestata nel maggio 1943 per attività contro il fascismo e detenuta per qualche tempo nel carcere delle Mantellate; partecipa alla resistenza a Roma nelle file del Movimento dei Cattolici Comunisti e nell’attività dei Gruppi di difesa della donna che agiscono nel periodo della lotta di liberazione nazionale su molti fronti diversi: controinformazione e propaganda, assistenza ai partigiani, raccolta di viveri e indumenti; assistenza alle famiglie dei caduti; mobilitazione delle donne nei luoghi di lavoro per boicottare la produzione destinata allo sforzo bellico; organizzazione di manifestazioni e scioperi contro la guerra e contro la fame. Alla fine della guerra si scoprirà che ai Gruppi hanno collaborato circa 70.000 donne.
La stampa femminile clandestina diffonde numerosi giornali, che hanno come obiettivo non solo di incoraggiare le donne alla resistenza contro i nazifascisti, e coinvolgerle a pieno nella nuova società democratica. Le donne comuniste pubblicano «Noi donne» che esce in varie edizioni provinciali; le donne cattoliche pubblicano «La Fiamma», quelle del Partito d’azione «La nuova realtà». Redattrici collaborano con articoli vari dedicati alle donne e ai loro problemi, ai fogli clandestini editi dai vari partiti. Nelle zone libere i Gruppi diventano libere palestre in cui le donne si cimentano in attività sociali, politiche e culturali del tutto inedite nel mondo femminile delle campagne. Il CLN Alta Italia riconosce ufficialmente i Gruppi di difesa della donna con un atto del 16 ottobre 1944: in quel periodo i Gruppi si erano attivati anche nelle libere amministrazioni locali, partecipando con proprie rappresentanti alle giunte popolari formate nelle zone libere e repubbliche partigiane.
Maria Lisa è attiva nella lotta clandestina della capitale nel periodo dall’8 settembre 1943 al 4 giugno 1944 in quella che definisce una “resistenza senza armi” nelle Memorie di una che c’era: “non ho mai preso un’arma in mano se non per trasportarla e ho fatto soltanto quello che centinaia di donne hanno fatto in quei mesi”. Entra nel Movimento dei cattolici comunisti, e nel 1944 partecipa al Primo convegno dei quadri del Partito Socialista Cattolico, con una relazione dedicata alla importanza dell’impegno femminile nella politica e a sostegno della democrazia.
Nel settembre 1944, dopo la liberazione della capitale e lo scioglimento nel 1945 di Sinistra Cristiana, Maria Lisa si iscrive al Partito Comunista Italiano (1946). Si era sposata intanto nel 1944 con Franco Rodano, influente pensatore cattolico e ascoltato consigliere del Partito Comunista Italiano, in particolare di Enrico Berlinguer. Appare tra le donne che votano per prime nel 1946, nel Referendum tra monarchia e repubblica, in una scuola dell’Esquilino: “in una fila lunghissima e tante donne in attesa di poter votare. Non era una sorpresa per me. Con l’Udi, che era stata fondata nel 1944, avevamo fatto una gran campagna per il voto spiegando alle donne quanto fosse importante la loro partecipazione. E il risultato di questa campagna fu confortante”.
Diventa consigliere comunale di Roma dal 1946 al 1956, entra in Parlamento come deputata dal 1948 al 1968 e poi senatrice fino al 1972, consigliere provinciale di Roma dal 1972 al 1979. È la prima donna nella storia italiana ricoprire la carica di vice presidente della Camera dei deputati (dal 1963 al 1968). Viene eletta come parlamentare europea dal 1979 al 1989. Numerose le relazioni svolte, dalla situazione della donna in Europa, a quella al Parlamento Europeo sulle famiglie monoparentali, sulla parità previdenziale, sulla parità nell’acquisizione della cittadinanza, e relatrice sulla politica comunitaria verso le donne in numerosi convegni internazionali (Atene, Bad Godesberg, Madrid, Pisa, Opatja, etc.).
Il suo lavoro politico è intensissimo. Componente dell’Assemblea paritetica CEE-ACP (assemblea composta da parlamentari europei e rappresentanti dei paesi dell’Africa, Caraibi e Pacifico, associati alla CEE con il Trattato di Lomè), è presente nei gruppi di lavoro che dell’Assemblea paritetica, su Donne e cooperazione allo sviluppo e su Donne e demografia, componente della Commissione ad hoc sulla condizione della donne del Parlamento Europeo (1979-1981), presidente e relatrice generale della Commissione d’inchiesta del Parlamento Europeo sulla Situazione della donna in Europa (1981-1984) e vicepresidente della Commissione dei diritti delle donne del Parlamento Europeo (1984-1989). L’8 marzo 2013 ha ricevuto la laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. È stata rappresentante del Parlamento Europeo alla Conferenza del decennio della donna dell’ONU a Nairobi (1985), ha fatto parte della delegazione italiana alla Conferenza mondiale della donna dell’ONU a Pechino (1995) e alla Commissione per lo Status della donna dell’ONU a New York nel 1996, 1997, 1998, 1999, 2000 e ha partecipato nel giugno 1999 per il governo italiano al Seminario sui problemi di genere dell’OSCE a Vienna. Ha fatto parte della Commissione nazionale di parità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dove ha seguito, tra l’altro, le tematiche connesse con la dimensione di genere nella cooperazione allo sviluppo. Presiede le riunioni dell’Accordo comune per la democrazia paritaria che è un coordinamento di oltre 50 associazioni femminili attive per la promozione della presenza femminile in politica ed è co-fondatrice di Noi Rete Donne. Viene nominata nel 2015 cavaliere di Gran Croce dal Presidente della Repubblica Mattarella su proposta del Presidente del Consiglio, Renzi.
Un suo commento tratto da una sua recente intervista offre una interessante interpretazione sulle ragioni di alcune donne che rifiutano l’eredità del femminismo:
Primo, perché si sentono libere da un lato, e dall’altro, non sanno che la parità acquisita non è «naturale» ma ha richiesto battaglie durate decenni; secondo, perché condividono «paritariamente» coi coetanei maschi il grande dramma di questi anni, la precarietà; terzo, perché vivono, come tutti noi, in un’epoca segnata da un feroce individualismo.
La deputatessa. Marisa Cinciari e Civitavecchia
di ENRICO CIANCARINI
CIVITAVECCHIA – “È un fenomeno non raro che ragazze di ricca famiglia si convertano al più fanatico comunismo. Marisa Cinciari Rodano, la rivelazione romana di queste elezioni, proviene anch’essa dalla buona società: suo padre fu a suo tempo rispettato podestà di Civitavecchia e non poche disillusioni ha destato in tutto il parentado l’atteggiamento vivacemente polemico di questa figlia degenere. Marisa Cinciari iniziò la carriera politica cospirando clandestinamente contro il fascismo insieme col fidanzato Franco Rodano. Insieme, i due ragazzi gettarono le basi del movimento cosiddetto dei “cattolici comunisti”, che nell’aprile del 1943 si chiamava ancora col nome tutto intellettualistico di “cooperativismo sinarchico” (sinarchia – dal greco, governare assieme).
L’articolo, apparso su La Stampa del 29 aprile 1948, pochi giorni dopo le prime elezioni politiche repubblicane, è intitolato Deputatesse ed è firmato da Ugo Zatterin, il futuro e noto giornalista Rai, che nelle righe dedicate alla parlamentare di origine civitavecchiese assume atteggiamenti fascisti e maschilisti schierandosi dalla parte della “buona” famiglia, omettendo che il rispettato ex podestà nel 1938 a causa delle leggi razziste contro gli ebrei ripudiò la moglie colpevole di esserlo.
Maria Lisa Cinciari detta Marisa, la “figlia degenere”, nella sua autobiografia Diario Minimo. Del mutare dei tempi. Volume primo. L’età dell’inconsapevolezza, il tempo della speranza 1921-1948. Prefazione di Giorgio Napolitano (2008) scrive: “sono nata il 21 gennaio 1921. Quello stesso giorno a Livorno si dava vita al Partito comunista italiano. A quell’avvenimento i miei genitori debbono aver dedicato scarsa o nessuna attenzione. Dalla nebulosa dei ricordi infantili, riaffiorano su quel periodo soltanto i racconti di mia madre sugli scioperi, frequenti e imprevisti, dei ferrovieri, che a suo dire avevano resi penosi i suoi spostamenti in treno durante la gravidanza”.
Erano gli scioperi che caratterizzarono il biennio rosso. Il padre, Francesco, avrebbe avuto a che fare con i comunisti nella notte del 22 maggio 1921 quando il suo rimorchiatore Labor saltò in aria per mano loro come rappresaglia di quanto era avvenuto il 19 maggio, dove trovarono la morte due operai per mano dei fascisti romani giunti in città e assistiti anche dal Cinciari. Due mesi dopo sorgeva in città il Battaglione civitavecchiese degli Arditi del popolo, che avrebbe dato filo da torcere alla squadre fasciste sempre appoggiate dal futuro sindaco e podestà in camicia nera. Per qualcuno il numero elevato di confinati civitavecchiesi durante il Ventennio trovava origine nella voglia di vendetta del Cinciari, che per alcuni anni fu indiscutibilmente il dominus della città portuale, molto ascoltato a Roma.
Nella sua autobiografia, Marisa Cinciari dedica alcune pagine al legame con Civitavecchia: “La famiglia di mio padre viveva a Civitavecchia. Il nonno Alessandro, un uomo non alto, abbastanza corpulento, con occhi furbi e vispi, era sordo. I maligni dicevano che la sua sordità era a comando: quando trattava il prezzo di una partita di grano, non sentiva nulla finché il prezzo non gli conveniva …
Il nonno doveva aver fatto fortuna commerciando in granaglie e in carbone; ma in casa sentivo parlare soprattutto delle due società. La Ipes, di cui era presidente il Principe di Udine, praticava la pesca sulle coste atlantiche del Marocco con una flottiglia di pescherecci che tornavano con sogliole e ombrine enormi; l’altra, la Sipoc, produceva pesce inscatolato. A queste relazioni di affari con casa Savoia credo fosse dovuta la mia frequentazione della Corte …
A Civitavecchia il nonno abitava a Villa Lisa, una grande costruzione del primo Novecento come se ne edificarono molte nei luoghi di villeggiatura del Novecento …
Noi, d’estate a Civitavecchia, abitavamo in un appartamento all’ultimo piano, in un brutto edificio sulla via Aurelia, all’ingresso della città, subito dopo il cavalcavia. C’era, proprio di fronte, una caserma e ricordo ancora distintamente la sera il suono melanconico della tromba che intimava il silenzio. Lo zio Corrado, invece dopo il matrimonio, era andato a stare in una bellissima villa moderna sul mare a borgo Odescalchi, la zona elegante della città.
Anni dopo anche mio padre si costruì una gran villa su un promontorio scoglioso, non lontano dalla punta del Pecoraro, nominata la Scogliera … era esposta a tutti i venti e il frangere dei flutti durante le libecciate rintronava per tutta la casa …
Da podestà di Civitavecchia aveva restaurato e arredato con mobili antichi – debbo dire con buoni risultati – l’antica Rocca, prospiciente il porto, per farne la sede di rappresentanza del Comune …
A Civitavecchia … a fare i bagni si andava in uno stabilimento al centro della città con rotonda in mezzo all’acqua, chiamato il Pirgo. Nel mare, scoglioso e pieno di ricci ci si poteva tuffare solo dove l’acqua era già alta …
… una proposta di legge da me presentata alla Camera che si prefiggeva lo sviluppo del porto di Civitavecchia, la creazione di un Consorzio di gestione, di una zona franca e di una zona industriale. Mio padre ci teneva immensamente, riteneva che Civitavecchia dovesse essere il porto di Roma, ma all’iniziativa erano molto interessati anche la Compagnia portuale, gli altri operatori economici del porto, il Comune e, ovviamente il PCI. Per mio padre, che concepiva la politica secondo canoni prefascisti, il parlamentare del luogo avrebbe dovuto dedicarsi quasi esclusivamente alla realizzazione di un tale obiettivo; non erano i tempi, né avevo la mentalità adatta. Solo il Consorzio del Porto, e molto tempo dopo, venne istituito”.
Una testimonianza che nella sua lunga attività parlamentare, deputata, senatrice ed eurodeputata, Marisa Cinciari si interessò anche alle sorti di Civitavecchia ma con scarsi risultati, sollecitata in ciò dal padre Francesco. Nella toponomastica civitavecchiese lui è ricordato con un piazzale, forse si potrebbe rimediare all’errore di averlo dedicato ad un fascista della prima ora, ribattezzandolo piazzale Marisa Cinciari, partigiana, parlamentare, fra le fondatrici dell’Unione Donne Italiane UDI.