Perché il Blog si chiama: Il Tallone di Ferro

Jack London è stato, e rimane, un autore fondamentale per molti durante il periodo della formazione giovanile. Non fanno eccezione i suoi romanzi ambientati sulla frontiera, ma nel mio caso sono stati soprattutto gli scritti a carattere politico ad influenzarmi: Martin Eden , Il Popolo degli Abissi e, in particolare, Il Tallone di Ferro .

Questa passione giovanile ha avuto un impatto anche sulla scelta del tema della mia tesi di laurea. Ho voluto approfondire il “Discorso delle Quattro Libertà” pronunciato da Roosevelt il 6 gennaio 1941, insieme al dibattito sui diritti sociali in Europa fino alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948. Un argomento vasto, che si proponeva di ripercorrere le radici ideali del nostro sistema liberaldemocratico e la genesi – con relativi costi – dello stato sociale. Ho sempre sentito entusiasmo per l’ideale di un’Europa dei popoli unita, coesa e solidale.

La Dichiarazione Universale del 1948 rappresenta una pietra miliare per la storia dell’umanità: per la prima volta vengono sanciti, a livello sovranazionale, i diritti inviolabili della persona, riconosciuti da gran parte delle nazioni del mondo. Tuttavia la sua importanza resta confinata a dibattiti accademici; temo che la maggior parte dei nostri rappresentanti non ne conosce né l’esistenza né il contenuto. La Dichiarazione non è, infatti, una conquista definitiva: i diritti dell’uomo sono storici, nati dalle lotte di emancipazione e dal progresso sociale, quindi sempre soggetti a mutamento, ampliamento ma anche perdita. Non si possono affrontare questi diritti senza considerare i grandi problemi che affliggono la nostra epoca: la guerra, le migrazioni che ne conseguono, e la miseria che colpisce tanta parte dell’umanità.

Guardando agli eventi del XX secolo, appare evidente che sia stato il secolo del trionfo della liberaldemocrazia sui suoi nemici (Fukuyama, 1989). Mai come oggi, tanti Stati si dichiarano democratici ei valori democratici sono poco contestati. Negli ottant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, si sono compiuti passi enormi verso l’integrazione europea e la tutela dei diritti umani.

Eppure oggi percepisco forte il rischio di perdere ciò che abbiamo costruito in decenni di pace. L’ascesa economica e tecnologica di autocrazie come la Cina, l’invasione russa del Donbass, gli integralismi religiosi che destabilizzano il Medio Oriente, la gestione europea della transizione energetica (che rischia di gravare sulle fasce sociali più deboli), la pandemia di Covid-19 che ha evidenziato la fragilità umana – sono tutte minacce concrete. In Europa, si rafforzano le forze politiche che contestano valori e conquiste democratiche.

Risorge una corrente di pensiero, radicata nella storia, che sostiene l’inadeguatezza delle istituzioni democratiche – logorate – nell’affrontare le sfide del futuro. Accadde già negli anni ’30, portando alla seconda guerra mondiale. Oggi siamo sull’orlo di una nuova guerra mondiale, forse già iniziata, che potrebbe essere fatale per il nostro continente.

In Italia, mi colpisce il risentimento verso lo Stato di diritto e verso il riconoscimento dei diritti e delle libertà individuali: spesso vissuti come realtà trascurabili o addirittura ripugnanti. Sembra che gli italiani non abbiano sofferto abbastanza la mancanza di libertà, né abbiano apprezzato appieno il ritorno di essa. La libertà non è stata negata da pochi con la forza, ma abbandonata da molti senza resistenza. I diritti riconquistati dopo la guerra non sono una conquista degli italiani, ma il risultato della lotta di altri per quei principi fondamentali, come proclamato da Roosevelt nelle Quattro Libertà, fondamento della Carta Atlantica e delle Nazioni Unite.

La Resistenza, intesa come un secondo Risorgimento, oggi resta confino dell’agiografia e dibattiti tra studiosi, sempre più interpretata come guerra civile. Molti italiani non riconoscono la giustezza di quella lotta per i valori di libertà e democrazia sanciti nella Dichiarazione Universale del 1948 e nella Costituzione. La presenza nei talk show di personaggi come Vannacci è la conferma di questa deriva. Come si può insegnare l’amore per la libertà a chi non l’ha mai sentita propria? Non ho una risposta. La libertà si comprende davvero solo quando se ne riconoscono i limiti, e si apprezza ancora di più quando manca. Speriamo di non doverlo vivere sulla nostra pelle.

Le forze progressiste europee e italiane sono oggi solo una parodia di ciò che furono. Abbandonando la difesa dei diritti sociali come elemento di radicamento, hanno perso forza e funzione sociale. Il PD, nato al Lingotto, ha visto il suo progetto originario stravolto dall’osmosi con i Cinque Stelle e dal tarlo populista: la cultura liberal-democratica e liberal-socialista non sono più cardini del partito. Oggi il problema della difesa dei diritti della persona, politici e sociali, non è tanto giustificarli, ma proteggerli – una questione politica più che filosofica. Su questo la sinistra ha perso la capacità di proposta. Oggi si discute soprattutto di diritti LGBT, più immediatamente percepibili, mentre la difesa dei diritti sociali richiederebbe una visione della società che nessuna forza sembra più voler proporre.

Siamo stretti tra sovranismi nazionalistici e populismi di vario colore, che negano i principi dello Stato di diritto liberaldemocratico. Tutte queste tendenze puntano su una personalizzazione della politica che nega le differenze e svuota le istituzioni; nasce così una falsa democrazia “plebiscitaria”, che semplifica e impoverisce la vita sociale, sia dall’estrema destra che dalla sinistra.

I partiti sono diventati comitati elettorali, i leader scelti come attori di un reality show. Presto avremo anche leader virtuali generati dall’intelligenza artificiale. Il confronto tra le forze politiche si riduce a polemiche personali e slogan nostalgici, che celano la difesa di corporazioni e rendono di posizione.

Il vero problema è l’indifferenza dei cittadini verso le istituzioni democratiche. Alle ultime elezioni, meno della metà degli italiani ha votato. Secondo un sondaggio, gli operai sono per la maggior parte rimasti a casa, con una minoranza che ha scelto il PD. Il Partito Democratico, erede delle tradizioni del Novecento, ha ceduto al populismo, cercando solo di formare coalizioni per ottenere ruoli di potere, abbandonando ogni idea di riformismo sociale. Il Terzo Polo è naufragato prima ancora di nascere. Oggi non esiste una forza politica capace di difendere i valori delle democrazie occidentali, aperta all’innovazione, agli investimenti, alla ricerca e alla tutela dei diritti sociali. Rimettere insieme i cocci sarà difficile.

La democrazia viene assimilata al “bene”, ma è sia un ideale sia una realtà. Se vengono meno i suoi fondamenti e gli obiettivi, sopravvive solo come ideologia, una coscienza retorica priva di sostanza. Il tarlo populista rappresenta il vero danno, come ammoniva Sartori: «Chi oggi governa senza democrazia gioca senza legittimità». Ma anche la democrazia può essere “giocata male”. La domanda è: saprà la democrazia resistere alla democrazia? Sartori rispondeva: solo se la si saprà praticare con intelligenza e responsabilità, qualità oggi rara.

Sono passati quarant’anni da quelle parole di Sartori, durante i quali si è aggravato il deterioramento dei sistemi liberaldemocratici. Occorre letteralmente rigenerarli. Iniziamo a parlarne?

Torino, Luglio 2024
I. Magrì

https://www.ibs.it/tallone-di-ferro-libro-jack-london/e/9788807900334/recensioniJack London è stato, e rimane, un autore fondamentale per molti durante il periodo della formazione giovanile. Non fanno eccezione i suoi romanzi ambientati sulla frontiera, ma nel mio caso sono stati soprattutto gli scritti a carattere politico ad influenzarmi: Martin Eden , Il Popolo degli Abissi e, in particolare, Il Tallone di Ferro .

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_tallone_di_ferro

https://www.lottavo.it/2020/07/il-tallone-di-ferro-la-distopia-del-nostro-presente/

https://www.newtoncompton.com/libro/il-tallone-di-ferro

https://artedellalettura.it/recensione-il-tallone-di-ferro-jack-london/

https://contropiano.org/news/cultura-news/2020/10/29/il-tallone-di-ferro-sul-popolo-dellabisso-0133068

https://www.ilmanifestoinrete.it/2017/01/14/yours-for-the-revolution-il-tallone-di-ferro-di-jack-london/

https://www.archiginnasio.it/objects/il-tallone-di-ferro

https://ryo.it/2015/11/20/jack-london-e-la-letteratura-distopica/

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